(mercoledì, 26 luglio 2006)
Una diversa accezione di persona corta
Alcune settimane orsono, ricordo che il caldo non era ancora devastante come adesso, un signore anziano vestito di verde venne convocato con urgenza a sistemare la fotocellula della porta scorrevole. Eravamo bloccati, chè la porta fa da congiunzione tra gli uffici belli e quelli brutti, e non è cosa carina lasciare poveri impiegatuncoli dietro a un vetro neanche troppo pulito. Fece il suo lavoro, il signore in verde. Non particolarmente veloce, piuttosto accurato per come aggrottava le sopracciglia impegnato con il cacciavite in mano. Per sera saremmo stati liberi, promise, e lo fummo. I primi giorni non mi accorsi nulla, per un'inverosimile sequela di coincidenze improbabili. Poi, la terribile scoperta. Io sola davanti alla porta, e la porta chiusa. Io in compagnia di un essere umano di qualsiasi foggia e colore, e la porta aperta. Sola, e la porta chiusa. In compagnia, e la porta aperta. Mi preoccupo, posso far altro?, di questi tempi la prudenza non è mai troppa. Studio la maledetta, la guardo, cerco di farmi notare cercando la direzione più propizia, ma la porta resta lì, sbarrata. Mi ritiro per manifesta incapacità e per evitare l'ilarità dei contabili del corridoio a fianco. Ad ora tarda, approfittando di uffici abbandonati e telefoni silenziosi, mi riavvicino alla fotocellula. Un dubbio, al guardo, poso la borsa in un angolo per terra. La fisso, spavalda. Mi alzo in punta di piedi e lì, in una sera umida ed afosa, finalmente riesco a respirare l'odore del cortile. E' ufficiale: son diventata corta.