(giovedì, 15 giugno 2006)
Luna calante
E' un'epidemia, guardatevi intorno. Non conosco più nessuna che non sia in stato interessante, e devo ammettere che sono anche piuttosto preoccupata. Pensateci, seriamente, e preoccupatevi con me.
Partiamo dal presupposto che non sia contagioso, per lo meno non batteriologicamente. Si può subire al massimo un'influenza emozionale al fiorire di carrozzine e pancioni ad ogni angolo di strada, ma come ogni ciclotimica che si rispetti posso amare piccole creature odoranti di borotalco solo fino all'ora di pranzo. Di prima mattina, quando ancora l'aria profuma di primavera, sono vittima di tutte quelle meravigliose faccine con bavetta allegata del tram, faccio facce buffe e versi inopportuni pur di strappare una smorfia dal marmocchio del giorno, piango quasi, mi commuovo. Poi arriva il pomeriggio, quel transito da piazza del duomo obbligatorio ogni giorno feriale escluso il sabato. Fa caldo, i piedi fan male, i bambini spesso cominciano a strillare, che avran fame anche loro. Lì comincia un leggero fastidio, un piccolo tremito di nervosismo. Una volta sceso il sole, non c'è più niente da fare, davvero. I tre fiocchetti, due rosa, uno azzurro, del palazzo, vanno all'unisono nell'urlo serale, ed è l'orrore. Prendendo io la pillola la sera, capite perchè mi viene difficile programmare un figlio in tempi brevi; aspetto, fiduciosa, l'istinto materno, anche se ho paura che le poste me lo fermino in dogana.
E poi, supponiamo per assurdo di aver passato il primo scoglio, che questo benedetto istinto sia arrivato e che la voglia di procreare sia tale da farci fare il grande passo. Sono tutte magre. Sono tutte incinte, e magre. Tutte a dieta, tutte che mangiano un numero di calorie inversamente proporzionale alla settimana di gestazione. Non ce la posso fare, davvero. Incinta, senza sigarette (sembra ovvio), senza alcooloici (che scherziamo?), senza cibo. Aspetto il ritorno delle gravidanze radiose e ciccione, che così non ci si pensa neanche. Nel frattempo, loro, complottano per ricordarmi di quella dieta di cui avevo parlato intorno a gennaio-febbraio e che sembra essersi persa nei meandri delle focaccette al prosciutto che mi vengono propinate in pausa pranzo.
Sono magre, si diceva, per cui non hanno più bisogno di coprirsi, si vestono pure. Così, seppur affamata e in un momento di grazia divina, ti ritrovi incinta, magra, con questo bambino piantato sullo stomaco. E non puoi neanche fare come una volta, che giravi vestita come la nonna Silvana che tanto eh, aspetto un bambino, no. Ti tocca vestirti davvero, con dei vestiti veri, che costano un sacco di soldi veri e che veramente non userai mai più. Se qui si deve figliare, un calmieramento dei prezzi o che siano d'obbligo i pantaloni prenatal per tutte. Nel frattempo, tra il portone di casa e il giornalaio ho tre negozi premaman e un bar scalcagnato, neanche una farmacia e il negozio di scarpe più vicino risulta non pervenuto. E una volta tolti quei manichini tremendi, i vestiti son pure carini, ma non ho ancora osato chiedere se esista anche il premaman che non sa ancora di esserlo diventato.
Passano i nove mesi di ordinanza e nasce la creatura. Una volta uscito dalla pancia queste mamme del nuovo millennio spariscono per una settimana. Sette giorni dopo, del parto non c'è traccia, della gravidanza alcun ricordo. Peso rigorosamente nella norma prenatale, addominale scolpito, pelle lucida, tacco 10. Io son sincera. Mi aspettavo qualcosa di più rilassante. Mi aspettavo che, una volta gravida, si potesse cenare di nuovo. Di avere nello sguardo quel qualcosa che anche se sei in tuta tutti i giorni non importa, perchè tanto aspetti un bambino. Di poter mostrare fiera quel girovita un po' ingrossato e pronunciare questi mi son rimasti tutti da quando è nato Pietro.
Mi sa che ne riparliamo quando non vanno più le zeppe.