(venerdì, 26 agosto 2005)
Funzione limitata
Era la fine del novantaquattro, l'anno del motorino nuovo, della secondaeffe, del fidanzato che pesava meno di me (una costante, sembra, della mia vita) lasciato sulla soglia della festa di Halloween, rigorosamente senza costume perchè era un po' da sfigati travestirsi ad Halloween. Era l'anno dei DocMartens finti dell'ipercoop, chè mamma mai avrebbe permesso una spesa folle per quelle scarpe che non approvava scuotendo desolata la testa. Erano i tempi del grunge. Giravo in maglietta nera e camicia a scacchi[1], converse rosa, in origine bordeaux, scolorite in candeggina, se non pioveva e non faceva troppo freddo. Stavo ingrassando, me ne accorgevo, ma non ero mai stata così magra, se non per il periodo infantile in cui in famiglia mi chiamavano gambasecca per le costole che si contavano coi vestiti (niente sguardo schifato, perfavore, io ne ero contenta). Mi pesai in un giorno di pioggia di novembre, dopo un pomeriggio a casa ad ingurgitare schifezze senza ordine nè bisogno alcuno. Ne pesavo sessantacinque, diosanto, sessantacinque, vestita. E in farmacia (la mia prima e ultima pesata pubblica; quelle macchine infernali urlano il tuo peso per tutto il quartiere e non aiuta neanche un po'). Cominciò la dieta, isterica, la palestra sette giorni alla settimana, un accenno di bulimia per completare il quadro. L'estate dopo, alla fine di agosto, ne pesavo cinquantadue. Ero stremata, isterica e sull'orlo di una crisi, ma ero più vicina alla magrezza che al sovrappeso, ed ero felice. Avevo anche abbandonato il mondo degli occhiali, spessi e tondi, nel frattempo, per le lenti a contatto. Combattevo l'acne come un legionario, avevo più o meno imparato la giusta dose di fondotinta, raggiungevo quota venti paia di scarpe (tutte rigorosamente sneakers).
In questi dieci anni il mio peso è rimasto discretamente stabile, con la punta massima dei cinquantasette alla fine di gennaio e la punta minima a cinquantaquattro prima di andare in vacanza, d'estate. Uguale, tutti gli anni, prima su, poi giù, senza mai variare lo schema. Perchè vi sto raccontando tutto questo? Perchè stamattina la mia bilancia mostrava un meraviglioso cinquantadue. E mi sono pesata due volte, per crederci almeno un po'. Durerà meno di dodici ore, lo so, ma non vedevo quel numerello da dieci anni. A me sembra una giornata meravigliosa, a voi no?
[1]che ad alcuni portava male, sapete? Il prof di mate del triennio C, buon'uomo, interrogava sempre chi portava camicie a scacchi, una certezza.