(martedì, 20 maggio 2008)
In my bag
Alla disperata ricerca di un antistaminico, che quest'anno siamo più allergiche che mai[1], frugo nella borsa senza ritegno alcuno finchè non trovo una pastiglietta che vaga per il fondo della suddetta borsa. La pastiglietta, perfettamente ritagliata dal suo blister originario, mostra sprazzi di scritte sul retro. Resta da capire se sia davvero l'antistaminico che cercavo. Oppure una pillola dimenticata. O magari l'antidolorifico che mi diede quella volta quel collega, ma che non ho mai preso pensando che mi avrebbe ucciso all'improvviso, che son melodrammatica nel profondo. La soluzione è una e una sola: googlare le uniche lettere rimaste del blister. Se anche a voi capitasse di trovare una pastiglietta con su scritto n hering andate tranquilli, è il claritin che stavate cercando.
[1] Basta con le riniti che son da poveracci. Quest'anno ci ricopriamo di chiazze rosse pruriginose tanto da passare la serata a farci convincere dal signore della guardia medica che no, non può essere scabbia. Neanche fuoco di sant'antonio. Signora, le assicuro che l'ebola non si manifesta con le chiazze rosse.
Le cento pagine
A cento pagine dalla fine, giace la biografia del Re Sole sul bordo del futon, che qui si aspetta una serata annoiata per leggere la parola Fine. Giace da giorni, che di serate annoiate si scarseggia, finchè il consorte, scoraggiato dalla durata degli spazi pubblicitari in tivu, lo prende in mano e comincia a sfogliarlo. Lo trovo intento, che in effetti tutto quel silenzio avrebbe dovuto preoccuparmi, gli chiedo Com'è?, alza lo sguardo, mi fissa per un istante e lo so che sta per dirmi che quel libro è una schifezza e dovrei smettere di leggere gli allegati dei giornali. Che schifo, dice sprezzante. Ecco lo sapevo. Chino la testa davanti al fatto, plateale, che dietro alla facciata del saggio storico si nasconde una sorta di speciale novella 2000 del diciassettesimo secolo. Che schifo, di nuovo, ho capito, lo so, son già con la testa bassa, no? Ha le gambe a chiazze per la cancrena! Sussulto. Allora non ce l'ha con me! Sorrido. Gli arriva fino all'osso, che schifo! Oh. Lo sta facendo. Lo sta facendo di nuovo! Non dirmi come va a finire!, grido, Mi mancano cento pagine! Si zittisce, contrariato. Lo sento che bofonchia Tanto alla fine muore[1].
[1]E' un periodo che va così. Anche il ragazzo del blockbuster, l'altro giorno, mentre scambiavo La passione di Cristo e Ocean's twelve con Mary Poppins me l'ha detto. Brutto film La passione di Cristo. Triste. E poi alla fine muore.[2]
[2] Mary Poppins invece sta bene e vi saluta.
Because change happened[4]
Come due coniugi in mano ai divorzisti, io e la primaria società assicurativa di cui prima siamo giunte ai ferri corti. Scambio mail rancorose con la signora del personale, che meno di un mese fa, sorrideva gentile dicendo quaaanto le dispiaceva perdere una personcina così a modo come me. Eppure adesso si rifiuta di mandarmi la documentazione relativa alla mia valutazione annuale, adducendo la famigerata privacy (io non posso avere la mia valutazione perchè violerebbe la mia privacy? Bizzarro, converrete) e il fatto che io non sia più parte dell'organico (Signora mia, se fossi parte dell'organico, me la stamperei da sola la valutazione, non crede?).
Mi sembra evidente che io non possa asserire con certezza che mai e poi mai rientrerò tra quelle mura. Ma per rientrarci la lista dei vogliovogliovoglio si allunga sempre di più:
- VOGLIO una borsa di addio, non una qualsiasi ma solo e nient'altro che una vuitton never full. Nè piccola, nè media: grande. E se nel frattempo dovessero inventarla: gigante.
- VOGLIO una borsa di benvenuto, non una qualsiasi ma solo e nient'altro che una muse YSL color biscotto in pelle di bufalo. Nè media, nè grande, che qui sono già avanti: gigante.
- VOGLIO, çvsd, la signora del personale in ceppi all'ingresso, davanti ai tornelli. Costretta a 135 giorni di polpette della signora Stella, la signora grassa della mensa.
- VOGLIO, che son pretenziosa, una retribuzione pari al 75% della retribuzione del capo in ogni sua manifestazione: premi produzione, bonus di rendimento, cioccolatini di Natale.
- VOGLIO, l'ufficio singolo del capocapo con la lavagnetta alla parete, il ficus all'angolo e il telefono con l'identificatore di chiamata.
- VOGLIO, che son cattiva oggi, il parcheggio aziendale del capocapocapo dove, non avendo una vettura in questa meravigliosa città, parcheggerò ad interim un carrello del gs.
- VOGLIO, che peggioro ogni momento di più, la signora delle pulizie del capocapocapocapo a pulire i miei quindi metrici quadri a spese del suddetto capocapocapocapo. Che mi stiri le camicie e innaffi i fiori sul terrazzo. E che nel frattempo il suddetto capocapocapocapo si faccia i mestieri da solo al sabato mattina come fan tutti.
Per il tappeto rosso, lo scettro e la corona ne riparliamo alla prossima valutazione annuale, sempre se ho raggiunto gli obiettivi.
Brida&Grummo[16]-bis
Comunque, il
commercialista alla fine di tutta la faccenda viene.
Ps: vittoriosi, abbiamo una wedding list. Siamo su amazon.co.uk col nome vero o la mail finta.
In mezzo ad una strada
Ok, fanciulli. Qui si hanno quindici giorni per trovare casa che alla fine di giugno siamo in mezzo ad una strada. Ci serve piccola, anche microscopica, possibilmente economica che già ne paghiamo un'altra in terra d'albione. Idee? Amici ricchi con case vuote?
(giovedì, 08 maggio 2008)
Because change happened[3]-glossario
Noia: arrivare a correggere i congiuntivi della documentazione che stai leggendo.
Because change happened[2]-glossario
Noi: pron. pers. m. e f. di prima pers. pl. 1 Da consulente: noi studenti universitari. 2 Da dipendente presso primaria società del gruppo assicurativo: noi consulenti sottopagati. 3 Da dipendente di altra primaria società del gruppo assicurativo: noi dipendenti della primaria società del gruppo assicurativo di prima.
(martedì, 06 maggio 2008)
Because change happened[2]
Ho il telefono del CTU.
Because change happened
Identificati il bagno e la macchinetta del caffè. Vi aggiorno appena capisco come funzionano gli ascensori.
Residenti
Mi trovo sul terrazzo, di domenica, a sfogliare il giornale con la pigrizia che si addice a domeniche di tarda primavera. Leggo quindi quali siano i miei concittadini più benestanti e il loro reddito annuale lordo. Ci trovo il notaio, il radialogo, l'avvocato. E Panucci. Che quale sia il motivo per cui Panucci mantiene la residenza nella mia stessa cittadina, davvero non saprei. Potrebbe essere, non si può mai dire, che abbia solo una casa di proprietà e che questa stia in riviera. Sto lì a immaginarmi il povero Panucci che coabita con un plotone di studenti fuorisede ed usufruisce delle detrazioni liguri per la prima casa. Oppure, e a pensarci dev'essere per forza così, il ragazzo mantiene la residenza savonese per lo sconto sugli ombrelloni della libera attrezzata. Certo, dev'essere per forza così.