Lellina

Un quarto di secolo giusto giusto, maniaco-compulsiva, scarpe oltre le sessanta. Non mangio pizza, non tocco pomodori. Quel che mi succede è tutto qua, almeno in gran parte. Quel che mi è successo resta sparso, quel che mi succederà, chissà.

Ogni riferimento a fatti e persone è probabilmente frutto dello cattiva digestione del mio neurone Poldo.

IO e PERCHE'
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(giovedì, 29 marzo 2007)


TreZeroCinque, grazie
Mi hanno lasciata sola, questa sera. Sola, davvero, a Trieste, senza una faccia conosciuta a meno di quattro ore di treno. Mi hanno lasciata sola, con un po' di luce e una città da vedere. Mi scopro socievole con commesse e affini, parecchio, nonostante la malinconia e il sole che scende alla fine del canale. Una signora mi dice quanto è bello il mio cappotto, sorrido e penso a quando l'ho comprato. Mi sa che ero felice. Cammino veloce, senza una meta, tentando ingorda di fagocitare quanto più possibile di ciò che mi sta intorno: colori, facce, pensieri, continuo così. Le strade sono quattro, gli incroci mille e più. Assumo come unico riferimento la coin del quartiere. Vorrei del cioccolato, compro un libro, anzi due da un libraio gentile, è l'ora di chiusura e il bancomat non va. Mangio un panino caldo e morbido in un locale che si può solo immaginare. Una signora col cagnolino. Compro una banana, accendo l'ultima sigaretta e faccio il giro del palazzo con la gola che brucia. Apro la porta sgangherata, vedo in fondo al corridoio una televisione accesa. La sigla del telegiornale. TreZeroCinque, grazie. Buonanotte. A lei.

Lo dice .G alle ore 14:04 commenti





Ti chiamerò perché tanto non risponderai
Sembrerebbe una persecuzione. O perlomeno lo scherzo crudele di un destino beffardo.
Il primo giorno mi fa scappare dal baretto lungo il corso senza neanche pagare, e tocca al colleghino paziente rimediare ai miei sgarbi e poi stringermi forte mentre tento, invano, di destreggiarmi tra i mille abitanti della borsa rossa alla disperata ricerca di un fazzoletto che non si trova mai.
Il secondo giorno mi trova in compagnia del capo e di una piadina arrotolata, rimasta ferma non oltre la gola per le successive due ore e mezzo. Mi limito a fissare la prima pagina del sole sfociando quasi nell'autismo, essendo priva di una qualsiasi via di fuga che non implichi spiegazioni davvero troppo complicate al capo succitato.
Il terzo giorno mi sorprende al caffè, che ingoio veloce bruciando trachea, laringe e quanto si trovi ancora da quelle parti. Fingo telefonate urgenti per raggiungere un porto sicuro dall'altra parte della strada; chiudo gli occhi, li stringo forte, respiro a lungo.

Io non so perchè Tiziano Ferro non l'abbia ancora scattata quella foto. Che lo faccia in fretta e si passi alla Paranza, che se no, io, non mangio più.

Lo dice .G alle ore 13:52 commenti (1)



(martedì, 27 marzo 2007)


Il colore degli angeli
Il braccialetto coi campanellini che chiamano gli angeli, al momento, ha portato solo antiestetiche macchie rosse su tutto l'avambraccio sinistro. Ma io nel karma non credo più e quindi questo non vuole dire niente.

Lo dice .G alle ore 08:15 commenti (2)



(lunedì, 26 marzo 2007)


In progress
Le tragedie umorali della mia vita assomigliano un po' alle mareggiate del Grande Mercoledì. La prima fu quella del novantacinque, cinquantotto chili e un tizio biondo col mare negli occhi che non chiamava. Non avendo una grande predisposizione al pianto pubblico, raccontavo le mie disperazioni al nipote grande, a suo tempo ancora nella culla. La seconda fu quella del 2001, cinquantasette chili e un tizio moro con il mare negli occhi che non chiamava. Non avendo una grande predisposizione al pianto pubblico, raccontavo le mie disperazioni al nipote corto, a suo tempo ancora nella culla. La terza è quella del 2007, cinquantacinque chili e un tizio castano che non risponde alle chiamate. Già che mia sorella non ha intenzione di sfornare un nuovo pargoletto per permettermi di sfogare le mie frustrazioni verso qualcuno che fatica a capirmi, mi resta il nipote corto che, così piccolo e così saggio, non chiede niente, si siede vicino a me e mi accarezza la testa. Poi mi regala un braccialetto coi campanellini che chiamano gli angeli, mi dice magari funziona sai? Io scopro che a ventotto anni si può ancora piangere in grembo alla mamma. Si può anche smettere di guardare il telefono, magari arrivare anche a spegnerlo. Facciamo che ci sto lavorando, ok?

Lo dice .G alle ore 07:49 commenti (10)



(venerdì, 23 marzo 2007)


Decalogo per tempi difficili
D'ora in poi, su questo blog, non dovranno più essere usate le seguenti parole, frasi, locuzioni:
1- Grande opportunità
2- Forti motivazioni
3- Certezza (essere una)
4- Enormi aspettative (essere fonte di)
5- Wonder Woman
6- Essere ricompensati (un giorno, prima o poi)
7- Pacche sulle spalle
8- Stipendio
9- Ufficio
10- Lavoro
Si ringrazia il gentile pubblico per la collaborazione.

Lo dice .G alle ore 12:15 commenti (6)



(giovedì, 22 marzo 2007)


Blue-Mood
Mi dicono di dare tempo al tempo, ma l'umore è proprio sotto ai tacchi. E pensare che potrebbe essere uno dei giorni più soddisfacenti degli ultimi quattro anni.

Lo dice .G alle ore 10:45 commenti (4)



(mercoledì, 21 marzo 2007)


Lellina a Trieste - il sequel
L'unico pregio del prendere un treno alle sei e mezza del mattino è riuscire ad accaparrarsi la prima copia del corriere nella hall dell'albergo. Yawn.

Lo dice .G alle ore 13:12 commenti (1)



(lunedì, 19 marzo 2007)


Ora pro nobis?
Non starò a dilungarmi sul perchè mi sia trovata, di domenica mattina, in coda verso il santuario che è la festa del paese e mancare non si può. In sette chilometri di pellegrinaggio sarcastico ho
- litigato con due volontari dell'ordine pubblico sul perchè non si potesse stare dietro la linea bianca. Le mie teorie sui flussi nelle condutture non li hanno convinti, pare.
- convinto il nipote grande, d'ora in poi denominato il nipote bigotto dell'inutilità del ripetere frasi di cui non si conosce il senso. Da lì a inneggiare contro il ritorno della messa in latino, giusto il tempo di un caffè.
- aperto un tavolo di discussione su quanto sia vecchia e retrogada la chiesa d'oggi con una suora d'inaspettata modernità. Alla terza cappelletta si era già all'elezione diretta del papa, alla quinta la suora era il mio candidato premier di punta.
- lanciato il dibattito Meglio un papa nero o un papa donna? La vecchina dietro ha suggerito, coscienziosa, di attendere l'esito delle presidenziali americane: se passa Obama, il papa è donna, se ci tocca la signora Clinton, il papa nero. La saggezza della terza età.
- contate le mogli di partigiani in coda su per la statale. Appuntamento coi mariti al seguito per il 25 aprile, che il nipote bigotto ha bisogno di conoscere il mondo. E di cantare Bella Ciao, che non può crescere così[1].

[1] Vista la manifesta incapacità dei genitori si è deciso all'unanimità (mia) che sarò io ad insegnargli come va il mondo. Questa volta ha imparato come staccare le pagine dai libretti assenze dei compagni. Poche regole, ma buone: salta solo quando arrivi al liceo, che adesso sei piccolo e secchione. Nel caso, fammi sapere dove sei e con chi, che almeno ti controllo.

Lo dice .G alle ore 08:48 commenti (6)





Lividi bluastri
Si può considerare violenza familiare un nipote che ti prende a calci nel sonno o sono solo stupida io che continuo a dividere col nipote settenne il divano letto nei weekend?

Lo dice .G alle ore 08:02 commenti (4)



(venerdì, 16 marzo 2007)


La pace nel mondo
Se i grandi della terra vedessero la faccia del povero Capuozzo, inviato del tg5 dalle guerre degli ultimi dieci anni, secondo me la smetterebbero di attaccarsi l'un l'altro per farlo tornare un po' a casa.

Lo dice .G alle ore 08:21 commenti (1)