(lunedì, 26 febbraio 2007)
Breakfast at Flunch
Alla veneranda età di ventisette anni mi tocca, se mai è possibile, coprire i misfatti del nipote grande. Il quale, essendo ancora piccolo per le notti brave, si limita a darmi la colpa delle sue insane mattinate davanti al portatile. Ma voglio fare il genitore partecipe, che non posso lasciarlo lì così davanti ad uno schermo. Scopro quindi, mio malgrado, che il mondo è ancora fermo ai Sims dal novantotto, o giù di lì. Partecipo, si diceva, alla vita informatica del nipote. Mi faccio creare una famiglia nel suo quartiere medioborghese, già pronta a godermi una fanatstica casa finta dove sviluppare morbosamente la mia asocialità. Succede, però, che il nipote corto, esautorato del suo status di fratello e quindi omesso dalla famiglia virtuale del nipote grande, mi chiede, con un anello di winnie pooh in mano, di andare a vivere con lui. Colpita e commossa, urlo di si, che per una volta che un essere umano di sesso maschile mi si presenta con un anello, foss'anche un ragazzino di sei anni con il quale intrattengo legami di parentela stretta, non posso non approfittarne. Optiamo per una pacifica convivenza tra consanguinei, io mi tengo l'anello, lui in cambio si prende la playstation. Vengo costretta, da un if a programma messo nel punto sbagliato, ad assurgere a dignità di Adulto, che le ragazze non possono vivere da sole. Protezionisti. Sarei già sull'orlo di una crisi insterica se non fosse che questo giochino, a metà strada tra un corso di catechismo e un seminario sulla perdizione del papa, mi vieta categoricamente di prendere sotto il mio stesso tetto il nipote corto. MI spiega, il nipote grande, che senza marito non posso tenere minorenni per casa. Urlo allo scandalo: Bigotti! e il nipote corto viene inserito a sistema come cane. Cominciano i primi litigi, che io coi sistemi preordinati ho grossi problemi di coesistenza. Mi vengono a salutare i vicini di casa, nonostante io abbia acquistato l'abitazione più lontana dal resto del vicinato. Mi dicono Buongiorno e si siedono sul mio divano, senza neanche chiedere permesso. Strillo (virtualmente, che sono una ragazza di buone maniere) e li caccio fuori di casa: la mia socialità scende di colpo[1], e vederla misurata in una barretta verde fa un effetto che non vi dico. Cerco una lavoro per me e per il nipote cane e il nipote guadagna più di me. In due giorni sims la situazione degrada sempre più. Per quanto sia mio nipote, nonostante ci sia questo forte legame che ci unisce, la crisi avanza. Ha già pisciato tre volte in salotto e l'ho cacciato fuori in giardino. Secondo me, vuol dire qualcosa.
[1] La domenica mattina, facendo colazione al Flunch, la mia amica d'infanzia di riferimento riesce a tirarmi su di morale con una sola frase: Il mio sims si è suicidato in guardino. Era depresso.
(giovedì, 22 febbraio 2007)
I'm a bear[2]
Sono talmente asociale che condivido i miei[lellina] documenti solo con me stessa[nome.cognome].
La giusta spalla
Felix Ungar: I was just repeating what I thought you said.
Oscar Madison: Well, don't repeat what you THOUGHT I said, repeat what I said! My god, that's irritating!
To my
Oscar, sincerely your Felix.
Tira aria di burrasca
Abbiamo litigato, martedi mattina. Di quei litigi che anche se sai che hai torto, urli ancora di più. Non riesco a chiedergli scusa, anche se so che non ha colpa e sono io che sono un po' matta. Sarà il lavoro, lo stress, tutte quelle cose che ti fanno fibrillare i nervi e finisce che rispondi male a chi non c'entra. Però non posso togliermi dalla testa l'idea di una sostituzione radicale, che ho bisogno di qualcosa di nuovo, di diverso. Qualcosa che dia un senso al mio risveglio. La minaccia è già partita, con stizza. Ieri sera l'ultimatum, ma oggi ancora niente.
A pranzo compro una bilancia nuova, così quella vecchia impara che non dico mai tanto per dire.
(martedì, 20 febbraio 2007)
Garage sale
In pigiama, con una
505 sul groppone ancora da metabolizzare e ancora da capire se Spenser[1] sia uno stronzo oppure no, pronta al riposo del guerriero, sento all'improvviso delle urla
Aiuto!Aiuto! dal garage sottocasa. Apro la finestra, incosciente, tiro su la tapparella. Un tizio con aria malandrina mi fissa dal piazzale sottostante. Non posso fare a meno di pensare che adesso, ora che mi ha visto in faccia e che io l'ho visto in faccia, non potrà fare a meno di uccidermi. Abbasso la tapperella in tutta fretta, come se potesse salvarmi dalla furia omicida del mio nemico. Spio dai buchetti ovoidali la faccenda. Due macchine partono sgommando e lasciano una scia di polvere. Dov'è Jack Bauer quando serve? Arriva un ragazzo in bicicletta, capisco dai mozziconi di frasi e parole che hanno rubato due macchine. Che erano in dieci. Che adesso il garage è chiuso e forse c'è ancora qualcuno dentro, dei dieci. Stiamo aspettando la polizia. Chiamo con un sussulto le coinquiline. Origliamo dal balcone il resoconto degli eventi e decidiamo di barricarci in casa, perchè certo, il nostro terrazzo è l'unica via di fuga dal garage. Se non fosse per quei quattro metri e mezzo di strapiombo a picco sulla rampa. Non posso dormire, ora, è ovvio.
506-
507-
508 con una padella a fianco. Mi addormento accasciata sul divano che saran state almeno le due. Yawn.
[1] La cosa inquietante è trovarsi
Chloe nel film autoprodotto di Kirk. Non posso farcela.
I'm a bear
So che può sembrare assurdo, eppure. Resta il fatto che i miei soli amici inglesi, nel paesino delle fiabe, sono dei tizi con un
negozio di dischi dove posso passare le ore senza che nessuno mi rivolga la parola. Mi sorridono quando faccio cascare la colonna dei Ramones, borbottano un
Cincotti? Great choice quando mi appresto a pagare gli
acquisti della serata. Poi resto lì ancora un po', che fuori fa freddo ed è già tutto chiuso da un po'. Scelgo cosa sentire, leggo le
favole di Tim Burton.
Poi uno si chiede perchè da
Hmv non ci si va mai.
(lunedì, 19 febbraio 2007)
Una teiera a pois
Non potevo vivere ancora senza un
servizio da
the consono alla situazione.
(martedì, 13 febbraio 2007)
423-424: there's the body but he cannot be dead
Ogni volta imparo qualcosa di nuovo. Ieri sera, che la prima storia da raccontare ai miei figli sarà Pollicino.
[Che nel frattempo si è finito il quarto e si è iniziato il quinto. Alla seconda ora del quinto ho raggiunto il momento di karma astrale per cui posso andarmene due giorni in ferie e sopravvivere senza Jack Bauer. Almeno per un po'. Devo solo resistere stasera, che se arrivo alla quarta ora poi non mi stacco più. Che vita difficile.]
(lunedì, 12 febbraio 2007)
Un caffè
Potrei raccontarvi di come abbia rivestito i panni del consulente per sfuggire a scioperi e picchetti, che qualcuno dovrà pur tenere in piedi la produzione. Potrei raccontarvi degli occhi del compagno di banco davanti alla sua minuscola creatura ed io che chiedo al consorte se me ne prende uno da portare a casa già che siamo lì. Potrei farvi sorridere delle favole ppt che mi racconta il consorte la sera, prima di andare a dormire. Di come prendiamo gli aerei per sbaglio, che siamo distratti. Di come è triste Milano la domenica sera, quando rimani solo. Ma forse è meglio che vada a prendermi un caffè.
(venerdì, 09 febbraio 2007)
Piccole bimbe crescono
Non mi stupirei se il mio nuovo dentista milanese avesse un blog.