Lellina

Un quarto di secolo giusto giusto, maniaco-compulsiva, scarpe oltre le sessanta. Non mangio pizza, non tocco pomodori. Quel che mi succede è tutto qua, almeno in gran parte. Quel che mi è successo resta sparso, quel che mi succederà, chissà.

Ogni riferimento a fatti e persone è probabilmente frutto dello cattiva digestione del mio neurone Poldo.

IO e PERCHE'
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E IL RESTO

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(giovedì, 29 giugno 2006)


L'aria serena dopo la tempesta
L'avete vista la pioggia, questa mattina? Però alle quattro non pioveva, tuonava solo, un po' da far paura un po' a pensare che tanto sono a casa e non ne uscirò ancora per un po'. Alle quattro sto sul divano, col portatile da casa sulle ginocchia, sistemo curriculum e application form. Nessun rumore, le coiquiline finalmente zittite nelle loro ciarle serali, l'acqua nel bagno che non scorre più, la lavatrice che ha smesso di girare da un paio d'ore, almeno. Il camion della spazzatura, dopo un po'. La sveglia suona che son le sette. Il cielo che diventa azzurro, il sole che spunta sopra l'arena, l'aria fresca del mattino. Chissà quando ha piovuto.

Lo dice .G alle ore 12:55 commenti (4)



(mercoledì, 28 giugno 2006)


Gardening
Prima.
Dopo.

Lo dice .G alle ore 11:12 commenti (2)



(martedì, 27 giugno 2006)


Due
le domande che porrei, da donzella sprovveduta, ad un consorte calcisticamente informato. Se l'under 21 vince sempre, perchè non gioca al posto della nazionale maggiore? E poi, tutti questi capelli corti. Non è che ci sono in giro i pidocchi, negli spogliatoi azzurri?

Lo dice .G alle ore 17:29 commenti (4)





Cancun
Quanto immagini l'inferno, nel tuo personale immaginario piccolo borghese, lo vedi esattamente come un charter carico di italiani. Muniti di sombrero. Che atterra al terminale due quel poco prima da intasare il controllo passaporti. Ed è tardi, hai fame, sete e malcontento. Giusto per dire che si era tornati, da queste parti.

Lo dice .G alle ore 15:42 commenti



(giovedì, 22 giugno 2006)


Luna calante[2]
Chiedo lumi per il giorno che verrà, dato che le mie ossessioni e compulsioni mi obbligano a preparare per tempo le risposte alle mille e più domande che mi vagano per la testa. Lo scenario è quello consueto, metropolitana del ritorno, gialla, orario tra la chiusura uffici e l'happy hour, tutto come al solito. La scala mobile ospita oltre a me e a quelle cinquanta persone nel mio stesso stato d'animo, tre ragazzine di età indefinita, che capire quanti anni tra i dodici e i sedici possano avere mi viene difficile. Decisamente poco in forma, diciamo pur grassocce. Occhiali e borse Dior, vorrei sperare contraffatte data la bruttezza evidente, vita un poco bassa, sedere troppo in vista, buongusto, ma chissà. Parlano tra loro, urlando. Sboccate, maleducate, quel qualcosa di sbruffone che sembra una connotazione comune agli adolescenti del momento. Passano loro, guardo oltre, ne è pieno, ovunque, stesso abbigliamento incongruo, accessori vergognosi, parlate sciatte e un po' burine. Ma voi che i figli ce li avete, e sono già lì o ci saranno a breve, non vivete nel terrore che diventino così?

Lo dice .G alle ore 11:52 commenti (7)



(mercoledì, 21 giugno 2006)


Ci sono anche io
Ci sono voluti anni. Numerosi telefoni, ogni volta soddisfacenti le caratteristiche considerate fondamentali in famiglia, come il marchio, rigorosamente motorola, il prezzo, rigorosamente in offerta, il caricabatterie uguale a quello di qualcun altro con lo stesso cognome. Ci siamo riusciti, dopo tanto. Ho finalmente un telefono con una suoneria che non faccia drin, che non sia insopportabile all'ascolto, che mi faccia canticchiare e desiderare di non rispondere più al telefono. E ho anche una foto bella come sfondo. Ah, la tecnologia.

Lo dice .G alle ore 11:23 commenti (2)



(martedì, 20 giugno 2006)


In my luggage
Come signorina bagaglioamano non ne avrei bisogno, ma leggo e passo di che un buon consiglio non si cestina mai. Inserisco i dati, precisa e puntigliosa e l'elenco è del tutto prevedibile. Tutto quello che sta lì sta anche nella mia valigia e viceversa, siamo in linea. Però. L'antimalarica, se la destinazione è il regno unito, mi sembra, come dire, eccessiva. E soprattutto, un unico paio di scarpe ci può stare, ma infradito? Sicuri?
Io consiglierei l'aggiunta di un filtro per livello di ottimismo.

via leibniz

Lo dice .G alle ore 13:15 commenti



(lunedì, 19 giugno 2006)


Lamette
Dice Sofri, quello giovane,

Che non è – maleducati – quello relativo al farsi la barba: quando cominciò a crescermi qualcosa che le somigliasse, già esistevano i Bic. Invece, da studenti di architettura si usavano le lamette da barba per grattar via la china dai lucidi, con la perizia necessaria ad arrestarsi prima di fare il buco e dover buttare via giorni di lavoro.

Una volta inventati i bic, per grattar via la china dai lucidi si cominciò ad usare il credo.

Lo dice .G alle ore 14:22 commenti (2)



(giovedì, 15 giugno 2006)


Luna calante
E' un'epidemia, guardatevi intorno. Non conosco più nessuna che non sia in stato interessante, e devo ammettere che sono anche piuttosto preoccupata. Pensateci, seriamente, e preoccupatevi con me.
Partiamo dal presupposto che non sia contagioso, per lo meno non batteriologicamente. Si può subire al massimo un'influenza emozionale al fiorire di carrozzine e pancioni ad ogni angolo di strada, ma come ogni ciclotimica che si rispetti posso amare piccole creature odoranti di borotalco solo fino all'ora di pranzo. Di prima mattina, quando ancora l'aria profuma di primavera, sono vittima di tutte quelle meravigliose faccine con bavetta allegata del tram, faccio facce buffe e versi inopportuni pur di strappare una smorfia dal marmocchio del giorno, piango quasi, mi commuovo. Poi arriva il pomeriggio, quel transito da piazza del duomo obbligatorio ogni giorno feriale escluso il sabato. Fa caldo, i piedi fan male, i bambini spesso cominciano a strillare, che avran fame anche loro. Lì comincia un leggero fastidio, un piccolo tremito di nervosismo. Una volta sceso il sole, non c'è più niente da fare, davvero. I tre fiocchetti, due rosa, uno azzurro, del palazzo, vanno all'unisono nell'urlo serale, ed è l'orrore. Prendendo io la pillola la sera, capite perchè mi viene difficile programmare un figlio in tempi brevi; aspetto, fiduciosa, l'istinto materno, anche se ho paura che le poste me lo fermino in dogana.
E poi, supponiamo per assurdo di aver passato il primo scoglio, che questo benedetto istinto sia arrivato e che la voglia di procreare sia tale da farci fare il grande passo. Sono tutte magre. Sono tutte incinte, e magre. Tutte a dieta, tutte che mangiano un numero di calorie inversamente proporzionale alla settimana di gestazione. Non ce la posso fare, davvero. Incinta, senza sigarette (sembra ovvio), senza alcooloici (che scherziamo?), senza cibo. Aspetto il ritorno delle gravidanze radiose e ciccione, che così non ci si pensa neanche. Nel frattempo, loro, complottano per ricordarmi di quella dieta di cui avevo parlato intorno a gennaio-febbraio e che sembra essersi persa nei meandri delle focaccette al prosciutto che mi vengono propinate in pausa pranzo.
Sono magre, si diceva, per cui non hanno più bisogno di coprirsi, si vestono pure. Così, seppur affamata e in un momento di grazia divina, ti ritrovi incinta, magra, con questo bambino piantato sullo stomaco. E non puoi neanche fare come una volta, che giravi vestita come la nonna Silvana che tanto eh, aspetto un bambino, no. Ti tocca vestirti davvero, con dei vestiti veri, che costano un sacco di soldi veri e che veramente non userai mai più. Se qui si deve figliare, un calmieramento dei prezzi o che siano d'obbligo i pantaloni prenatal per tutte. Nel frattempo, tra il portone di casa e il giornalaio ho tre negozi premaman e un bar scalcagnato, neanche una farmacia e il negozio di scarpe più vicino risulta non pervenuto. E una volta tolti quei manichini tremendi, i vestiti son pure carini, ma non ho ancora osato chiedere se esista anche il premaman che non sa ancora di esserlo diventato.
Passano i nove mesi di ordinanza e nasce la creatura. Una volta uscito dalla pancia queste mamme del nuovo millennio spariscono per una settimana. Sette giorni dopo, del parto non c'è traccia, della gravidanza alcun ricordo. Peso rigorosamente nella norma prenatale, addominale scolpito, pelle lucida, tacco 10. Io son sincera. Mi aspettavo qualcosa di più rilassante. Mi aspettavo che, una volta gravida, si potesse cenare di nuovo. Di avere nello sguardo quel qualcosa che anche se sei in tuta tutti i giorni non importa, perchè tanto aspetti un bambino. Di poter mostrare fiera quel girovita un po' ingrossato e pronunciare questi mi son rimasti tutti da quando è nato Pietro.
Mi sa che ne riparliamo quando non vanno più le zeppe.

Lo dice .G alle ore 12:09 commenti (2)





Mea culpa
Ho creduto per anni che nel mea culpa si dicesse
ho molto peccato in pensieri, parole, opere e/o missioni
E per missioni intendevo qualcosa con Tom Cruise, della gente che muore, lunghi vestiti neri, guanti, feste di gala.

Lo dice .G alle ore 07:52 commenti (2)