Taglio e piega
Non si dovrebbe mai spezzare la routine delle solite cose, i soliti orari, le solite facce. Prendere una rossa, destinazione loreto, al venerdi pomeriggio, è un delirio di ragazzini urlanti che sembran fatti due tonalità sopra i comuni mortali. Poi li guardo, che non ci riesco a farne a meno. Son tornati i ciucci, quelli veri, appesi allo zaino, ancora jansport da quando andavo anche io al liceo. I ciucci quelli da bambini piccoli, quelli in caucciù. Che con quello che costano, forse è vero che i ragazzi d'oggi non se la passano poi così male. Son tornate le nike, quelle grosse, larghe, ciccione, tanto anni novanta, rigorosamente bianche e sporche. E i pantaloni stretti, fino in fondo, che non respira neanche più un centimetro della tua pelle, soffoca e muore. Uh, che noia.
Inside
Saranno un paio di giorni che mi sento bionda dentro.
Lost [2] Ma si è visto che li portavano via? No, sto impazzendo! Ci faranno morire d'ansia. Io non posso passare così tutti i lunedi sera, non ci arrivo all'ultima puntata. Mi sta venendo un colpo. E' vivo, vero? Ma Ethan s'era mai visto, prima? No, E' arrivato ora. Ma è finito? Così? La botola! La botola! Momento topico Se è finito così domani sono in Corso Sempione a fare una scenata. Non ci posso credere Delusione, vado a dormire dalla tristezza Sogneremo botole Neanche il supporto delle
amiche può aiutare, in certi momenti.
Lost [1]
Era dall'inizio che vivevo questa sorta di angoscia irrecuperabile. Perchè l'isola e l'aereo che casca, ci possono anche stare. E le creature misteriose, la giungla, gli orsi polari, tutto è plausibile, per lo meno a livello emotivo. Ma questa povera ragazza che non solo è incinta e già per quello meriterebbe tutta l'ammirazione del mondo. E' anche in procinto di mettere al mondo il ragazzino, che sembrerebbe essere l'anticristo o il nuovo messia a vedere la puntata di ieri sera, ma c'entra poco. Ecco, questa fanciulletta sta lì col suo pancione enorme, in attesa che qualcuno la salvi, nella speranza di tenere il marmocchietto dentro fino all'arrivo dei soccorsi. Che partorire sulla spiaggia di lost, è ben più del dolore e terrore biblico che ci hanno promesso. E non c'è culla termica o un cazzo di Dottor Ross nei dintorni, neanche una flebile speranza di un defibrillatore pediatrico nel raggio di chilometri. Migliaia, tra l'altro. Che poi non abbia neanche le caviglie gonfie e non si senta neanche un po' ingombrante, magari ne parliamo un'altra volta.
Primavera/Estate 2006
Ci hanno fatto credere che trent'anni fossero meglio di venti, quando ne avevamo a malapena diciannove. Neanche a venticinque, hanno giurato che l'età migliore fosse quaranta. Adesso che a trenta non ci arrivo neanche, vorrebbero convincermi che per essere fashion dovrei aspettare i cinquanta, riempirmi di botox e di pilates. Dato che il mezzo secolo, grazie al cielo, è ben lontano, mi si offre una seppur minima consolazione: fare un figlio, che solo così potrei portare con la dovuta grazia borse stropicciate e vestiti taglio impero.
Che qualcuno li picchi con un randello punzuto. Rivoglio dodici pagine a settimana di scarpe immettibili e gonne a palloncino. E nel frattempo attendo curiosa l'uscita di easyshopping: l'alternativa light ad un bambino, cos'è? Un cane?
White socks
Ce lo siamo chieste tutte, davanti a quelle gambine esili pronte a spezzarsi al primo alito di vento. Quanto possono costare le calze cascanti di Prada? Grazia UK dice 55, sterline, non euro. Sapendo che la sottoscritta, un paio di calze di nylon le indossa al più due volte prima di romperle, sapendo che gran parte delle mie calze viene partorita nel sottopiano dell'oviesse di corso garibaldi, stabilire, con un'approssimazione a due cifre decimali, quale sia la probabilità che io acquisti un paio di siffate calze. Inoltre, determinare l'ora in cui smetterò di ridere considerando che sono in ufficio e che prima delle nove è difficile che qualcuno disturbi.
Piccolo mondo assicurativo Non puoi lasciare un blogghettino in giro, che subito ti ritrovi le
colleghe a lasciar commenti.
Monocolore Queste. E' che tutte quelle che mi piacciono sono marroni, quest'anno.
(mercoledì, 22 marzo 2006)
Adesso ascoltami
La dirimpettaia è piuttosto ciarliera, al mattino presto, quando ancora reclamo a viva voce un caffè e un cuscino anti acaro. Dovessi dire, anche a mattinata inoltrata non è che sia silente. E prima di pranzo, si sa, la fame facilita la chicchiera. A stomaco pieno, poi, si conversa con piacere, chi può negarlo. E via così, per le otto interminabili ore che passa di fronte a me, scopro ogni cosa dei suoi due bambini, di tre e quattro anni, del marito rumeno che è scappato via lasciandola piena di casini, del compagno che organizza viaggi, dei genitori, dei gerani. Sfinita, già che passo la giornata a far quadrare numeri, la resistenza è minima, fiaccata dalla digestione e dal sole che occhieggia dalle finestre. Metterei le cuffiette, se non le dispiace, dirimpettaia mia. Muovo la testa, un po' canticchio, barricata in un mondo dove nessun altro rumore è ammesso, neanche il telefono, e che tragedia capire quando squilla. Son più di tre ore, oramai.
Lei è ancora lì, che mi parla.
Ma sono stupidi? Se ci sono riuscita io, ci possono riuscire anche i francesi.