Lellina

Un quarto di secolo giusto giusto, maniaco-compulsiva, scarpe oltre le sessanta. Non mangio pizza, non tocco pomodori. Quel che mi succede è tutto qua, almeno in gran parte. Quel che mi è successo resta sparso, quel che mi succederà, chissà.

Ogni riferimento a fatti e persone è probabilmente frutto dello cattiva digestione del mio neurone Poldo.

IO e PERCHE'
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(martedì, 30 agosto 2005)


Sento puzza di bruciato
E' una specie di disco volante, bianco, che sta appeso al soffitto nel corridoio. Lui vorrebbe salvarti dagli incendi, vorrebbe. E spera anche di riuscirci emettendo un suono vagamente somigliante ad una sirena, peccato che sfiori i decibel di un martello pneumatico, e lo faccia sopra la mia testa. Lo so che c'è chi sta pensando che per conoscere le modalità di funzionamento dell'aggeggio di cui sopra, molto probabilmente la sottoscritta si è rivelata causa di fortuiti quanto casuali incendi dolosi nella casa del consorte, lo so. Ma lui, l'aggeggio, comincia il lamento, devastante per timpani, anima e quant'altro, al minimo accaloramento della casupola in cui stiamo. Se il livello del tostapane sta sul tre, lui comincerà a mugolare iiiiihiiiiihiiiiiiiih con certezza matematica. Se l'acqua della pasta bolle, e la cappa aspirante non è in funzione al livello più alto, lui ricomincia iiiiihiiiiihiiiiiiiih. All'inizio abbiamo provato a vivere con la cappa in perenne funzionamento, ma il rumore era assordante. Poi si è tentata una barricata nei meandri della cucina, porte chiuse e finestre aperte, prima, dopo e durante la cottura. Ma se ti scappa la pipì con il sugo nella pentola, all'apertura della porta della cucina, riparte, lui, col suo iiiiihiiiiihiiiiiiiih. Contro di lui può solo il gioco di squadra: pipì a turno. E l'altro saltella sotto l'aggeggio bianco sventolando ripetutamente le mani. Lui smette, e a me riesce anche particolarmente bene.

Lo dice .G alle ore 14:37 commenti



(lunedì, 29 agosto 2005)


Mind the gap
Vogliamo le attenuanti? Ero stanca, dopo quattro ore ininterrotte di viaggio tra autobus, treno e aereo. E puntuale, alla fine di ogni mese, subito dopo lo stipendio, arriva l'infortunio. Niente di serio, le gambe graffiate e lacrimoni ad ogni passo, ma sto bene. Che è successo? Son scivolata, tra il treno e il binario, il quel meraviglioso buchino che bisognerebbe fare attenzione ed evitare, come scritto in ogni dove. Un signore gentile che mi aiuta a rialzarmi, il sorriso forzato di chi vorrebbe scoppiare a piangere ma ha ancora tre ore e quaranta prima di arrivare a casa. E un fazzoletto inumidito a pulire le scarpe gialle. Adesso, fino alla fine di settembre non mi ammazza più nessuno.

Lo dice .G alle ore 10:31 commenti (4)



(venerdì, 26 agosto 2005)


Funzione limitata
Era la fine del novantaquattro, l'anno del motorino nuovo, della secondaeffe, del fidanzato che pesava meno di me (una costante, sembra, della mia vita) lasciato sulla soglia della festa di Halloween, rigorosamente senza costume perchè era un po' da sfigati travestirsi ad Halloween. Era l'anno dei DocMartens finti dell'ipercoop, chè mamma mai avrebbe permesso una spesa folle per quelle scarpe che non approvava scuotendo desolata la testa. Erano i tempi del grunge. Giravo in maglietta nera e camicia a scacchi[1], converse rosa, in origine bordeaux, scolorite in candeggina, se non pioveva e non faceva troppo freddo. Stavo ingrassando, me ne accorgevo, ma non ero mai stata così magra, se non per il periodo infantile in cui in famiglia mi chiamavano gambasecca per le costole che si contavano coi vestiti (niente sguardo schifato, perfavore, io ne ero contenta). Mi pesai in un giorno di pioggia di novembre, dopo un pomeriggio a casa ad ingurgitare schifezze senza ordine nè bisogno alcuno. Ne pesavo sessantacinque, diosanto, sessantacinque, vestita. E in farmacia (la mia prima e ultima pesata pubblica; quelle macchine infernali urlano il tuo peso per tutto il quartiere e non aiuta neanche un po'). Cominciò la dieta, isterica, la palestra sette giorni alla settimana, un accenno di bulimia per completare il quadro. L'estate dopo, alla fine di agosto, ne pesavo cinquantadue. Ero stremata, isterica e sull'orlo di una crisi, ma ero più vicina alla magrezza che al sovrappeso, ed ero felice. Avevo anche abbandonato il mondo degli occhiali, spessi e tondi, nel frattempo, per le lenti a contatto. Combattevo l'acne come un legionario, avevo più o meno imparato la giusta dose di fondotinta, raggiungevo quota venti paia di scarpe (tutte rigorosamente sneakers).
In questi dieci anni il mio peso è rimasto discretamente stabile, con la punta massima dei cinquantasette alla fine di gennaio e la punta minima a cinquantaquattro prima di andare in vacanza, d'estate. Uguale, tutti gli anni, prima su, poi giù, senza mai variare lo schema. Perchè vi sto raccontando tutto questo? Perchè stamattina la mia bilancia mostrava un meraviglioso cinquantadue. E mi sono pesata due volte, per crederci almeno un po'. Durerà meno di dodici ore, lo so, ma non vedevo quel numerello da dieci anni. A me sembra una giornata meravigliosa, a voi no?

[1]che ad alcuni portava male, sapete? Il prof di mate del triennio C, buon'uomo, interrogava sempre chi portava camicie a scacchi, una certezza.

Lo dice .G alle ore 07:23 commenti



(giovedì, 25 agosto 2005)


Chi? Io? Nooo.
My computer geek score is greater than 52% of all people in the world! How do you compare? Click here to find out!

Lo dice .G alle ore 11:13 commenti



(lunedì, 22 agosto 2005)


All'erta
Sembra che l'abbiano trovata quella maledetta dimostrazione che non sta sul bordo della pagina. Chi ne sa di più, faccia sapere.

Lo dice .G alle ore 16:53 commenti (1)





A young lady in a little westsussex town [8]
Leggo l'HarryPotto di circostanza nei rari momenti di sole al parco o sulla panchina nella piazzetta, col golfino sulle spalle perfettamente ambientata con quei signori un po' attempati che mi circondano. I ragazzini mi guardano con supponenza e disprezzo, perchè loro lo hanno finito. Loro sanno chi è il principe, loro sanno chi muore, io combatto col mio inglese zoppicante e l'identificazione dei personaggi che tra italiano e inglese non hanno certo lo stesso nome. Sull'aereo, al ritorno, la ragazzina in borsa di Prada e sacchetto Burberry a fianco a me, chiede informazioni. Le dico
- So chi è il principe, lo vuoi sapere?
- Non lo so.
Adesso lo sa. E spero di averle rovinato la sorpresa, a lei. A lei, quindicenne disgustosamente ricca, e alla sua pashmina burberry, di cachemire, rosa.

Lo dice .G alle ore 15:11 commenti (4)





A young lady in a little westsussex town [7]
Le spezie sono una meravigliosa alternativa ai grassi condimenti che fanno male alle arterie, è vero, ma andrebbero usate con un certo criterio, evitando spargimenti casuali di polveri colorate. E dato che non ho alcuna competenza in merito, dovrei giusto limitarmi al misto per grigliate del gs, anche se poi lo spargo su carne non propriamente grigliata. Però sono belle, sapete? Con quei barattolini colorati. E il great pepper con quei suoi pallini beige e marroni, s'intonerebbe alla perfezione con la cucina.

Lo dice .G alle ore 15:11 commenti





A young lady in a little westsussex town [6]
Anche se è il tuo compleanno ed in effetti sei un po' più grande di ieri, non c'è nessun modo di raccontare la fierezza nel pronunciare le parole devo assolutamente andare a comprare una teglia perchè in questa casa non c'è niente, uh mi serve anche il lievito di birra al telefono con mamma. Io? Una teglia? E come si dice lievito di birra in questo mondo sconosciuto?

Lo dice .G alle ore 15:09 commenti





A young lady in a little westsussex town [5]
Una certa Delia Smith, signora di mezz'età dal cerone funereo sul viso, ha promesso, per una sterlina e mezza, di sedere sulla mensola della cucina e di insegnarmi a cucinare qualsivoglia pietanza grazie al suo corso completo in seicentosettantotto pagine. Dopo una settimana di convivenza, posso comfermare che per osmosi non si impara un piffero.

Lo dice .G alle ore 15:02 commenti





A young lady in a little westsussex town [4]
In automatico, appena entro in casa, accendo la tivu. Poi teletext, 888, i sottotitoli per chi, come me, mostra ancora evidenti segni di incompresibilità della lingua parlata. Il palinsesto di channel four è completamente randomico, mi tocca registrare la doppia puntata di friends delle 11 per sopperire al buco televisivo della pausa pranzo. Ma se guardando una cassetta, apri il teletext e schiacci 888, solo una triste schermata nera. Sarò stupida io, ma ci avevo creduto.

Lo dice .G alle ore 15:00 commenti